+39 02 7063 3807

INSTALLAZIONE DI UN SEFFC IN UN CENTRO COMMERCIALE DURANTE L’APERTURA AL PUBBLICO

Bovema ha recentemente progettato, realizzato e installato un Sistema EFFC per un Centro Commerciale composto da 4 piani fuori terra. Fin dalla fase di progettazione sono state evidenziate difficoltà di varia natura, alcune tipiche di questo tipo di edifici, altre più legate al caso specifico. Ad esempio, dal punto di vista progettuale, l’altezza dei locali di appena 3 metri era al limite delle condizioni di applicabilità della norma UNI 9494-2: con un’altezza libera da fumi di 2.5 m, era necessario dimensionare il sistema in modo che lavorasse con uno strato di fumo di appena 0.5 m. Inoltre le prescrizioni dei VVF e della committenza hanno richiesto di trovare una soluzione particolare per garantire al sistema l’afflusso della corretta quantità di aria fresca dall’esterno. Dal punto di vista della gestione del cantiere c’era la necessità di non interrompere l’attività di vendita e di integrare alcune necessarie lavorazioni edili con le installazioni elettriche e di SEFFC vero e proprio.

Per questo motivo la committenza era particolarmente interessata a trovare un fornitore in grado di essere efficiente, non invasivo e di fornire un sistema “chiavi in mano”, compresa l’automazione di controllo QCC. Bovema ha dimostrato di saper colloquiare con i professionisti dello studio di progettazione chiarendo aspetti di complessità e semplificando un sistema che avrebbe potuto creare notevoli difficoltà realizzative. Per raggiungere questi obiettivi Bovema si è resa disponibile a effettuare numerosi sopralluoghi e riunioni organizzative e operative, oltre a colloquiare a tutti i livelli indirizzando le scelte a beneficio della committenza.

 

La gestione del cantiere durante le ore di apertura al pubblico

L’intervento presentava un certo grado di urgenza dal momento che la prescrizione dei Vigili del Fuoco era esecutiva e, se non ottemperata, obbligava alla chiusura dell’esercizio. Un aspetto della lavorazione Bovema particolarmente apprezzato dalla committenza è stata quindi la flessibilità con cui è riuscita ad adeguarsi alla situazione per gestire il cantiere durante le ore di apertura al pubblico. Come è facile intuire questo ha richiesto un extra-effort notevole in termini di attenzione alla sicurezza, velocità e pulizia di esecuzione, coordinamento con le altre lavorazioni di tipo edile/impiantistico e con i responsabili del centro commerciale. In particolare la gestione della sicurezza vedeva coinvolte non solo le squadre di installatori Bovema e gli altri operatori attivi sul cantiere, ma anche il personale e la clientela del centro commerciale.

 

Progettare un SEFFC in ambienti con h=3m

FIG1 piante

In sede di progettazione ciascun piano è stato trattato come un comparto antincendio a sé stante. Mentre le dimensioni in pianta di ciascun piano (circa 1500 m2) consentivano di applicare agevolmente la norma UNI 9494-2, l’altezza di appena 3 m rientrava appena nelle condizioni di applicabilità.

Con uno sviluppo in altezza così limitato è necessario cautelarsi da un lato contro la notevole velocità di riscaldamento dell’aria e di propagazione dei fumi, dall’altro contro l’incidenza del fenomeno del plug-holing, vale a dire la “foratura” dello strato di fumi da parte degli estrattori.

Per quanto riguarda il primo ordine di problemi (velocità di riscaldamento e propagazione dei fumi) la soluzione obbligata è consistita nell’installazione di evacuatori capaci di garantire una tenuta al calore F400 per due ore. Un componente senza dubbio più dispendioso, ma il cui utilizzo in questo caso è risultato inevitabile.

Il SEFFC è stato dimensionato con 5 ventilatori in copertura, in grado di estrarre il fumo dal singolo piano interessato dall’incendio tramite un sistema di condotte e serrande a comparto multiplo.

Per evitare il plug-holing è stato necessario procedere a una moltiplicazione dei punti di estrazione del fumo, e ciò è stato possibile suddividendo la portata totale di estrazione (75.000 m3/h) su 5 macchine. Ciascun estrattore in copertura è stato collegato ai vari piani tramite un cavedio REI 120 realizzato in muratura, evitando così i costi elevati derivanti dall’utilizzo di condotte multi compartimento.

Una seconda moltiplicazione dei punti di estrazione è stata realizzata collegando a ciascuno dei 5 punti di estrazione principali presenti su ciascun piano dell’edificio, un sistema di condotte che distribuisse correttamente la captazione del fumo. Si sono così ottenuti ben 30 punti di estrazione del fumo all’interno di ogni piano dell’edificio.

 

L’immissione dell’aria fresca, un aspetto spesso sottovalutato

presa aria + estrattore F400

Non è raro che durante la fase di progettazione di un SEFC, l’attenzione dei progettisti antincendio sia concentrata sull’aspetto estrattivo, cioè su quella parte del dimensionamento più legata agli aspetti impiantistici e all’installazione di specifici componenti come gli estrattori e i jet fan. Conseguenza diretta di questa impostazione è la sottovalutazione del problema complementare (e spesso più difficoltoso) dell’immissione di aria fresca dall’esterno. Capita troppo spesso di assistere a soluzioni rabberciate o “fideistiche” che non permettono realmente di assicurare il mantenimento di un profilo di pressione equilibrato nei locali. Una gestione approssimativa delle aperture previste per l’ingresso aria può sbilanciare il sistema e pregiudicarne in modo anche grave il funzionamento.

Nel caso preso in esame, per l’ingresso dell’aria di ricambio, non si sono sfruttate le porte esistenti collegate direttamente con l’esterno per ragioni riguardanti la classificazione delle compartimentazioni (porte REI non apribili in caso di incendio per espressa richiesta dei VVF). Anche l’immissione di aria in modalità forzata, benché presa in considerazione in un secondo momento, si è rivelata di eccessiva complessità per le note problematiche legate alla disponibilità di superfici sufficientemente estese per abbassare la velocità di afflusso fino a valori accettabili. Di solito queste problematiche vengono risolte con i plenum, che però in questo caso trovavano difficile collocazione per ragioni di spazio.

Si è riusciti a garantire la corretta quantità di aria di afflusso, alla velocità appropriata, tramite una soluzione particolare, che sfrutta alcuni dei pilastri interni presenti ai diversi piani. Con un modesto incremento laterale del volume del pilastro si sono potuti creare 4 distinti punti di afflusso ai singoli piani, intercettati da serrande di regolazione/chiusura per garantire l’afflusso selettivo al piano in emergenza.

La filosofia di Bovema su questo argomento è quella di favorire sempre, ove possibile, l’immissione dell’aria in modo naturale. I vantaggi rispetto a un’immissione di tipo forzato sono di diversa natura sia tecnica che, spesso, economica. Una immissione d’aria di tipo naturale infatti è in grado di autoregolarsi, mantenendo il profilo di pressione interno in equilibrio. Lo stesso risultato è più difficile e più oneroso da ottenere se l’immissione è forzata. Al verificarsi dell’incendio il sistema tarato per introdurre ed espellere aria alla stessa velocità, si troverebbe a espellere aria via via più calda e quindi più rarefatta, mentre l’aria fresca in immissione  si trova a temperatura ambiente e possiede una densità più elevata. Questo può portare a pericolose situazioni di sovrapressione che favorirebbero la propagazione dell’incendio anziché il suo confinamento.

 

Il sistema di azionamento e controllo: cervello e sistema nervoso del SEFFC

Collaudo QCCRisulta evidente, in un sistema così ramificato e complesso, l’importanza di poter disporre di un sistema di azionamento e controllo adeguato alle esigenze. Infatti un buon sistema di azionamento è realmente il cervello e il sistema nervoso del SEFFC, da cui dipendono una serie di attività fondamentali tra cui:

  • Il riconoscimento dello scenario di incendio,
  • L’azionamento coordinato dei componenti del SEFFC per  impedire che l’incendio si propaghi ad altri compartimenti non interessati
  • Il coordinamento del SEFFC con altri sistemi di protezione attiva e passiva presenti, in questo caso il sistema di spegnimento a sprinkler che richiede tempi e modalità di attivazione specificamente progettate onde evitare che i due sistemi si intralcino a vicenda.
  • Rilevamento di eventuali stati di guasto di componenti

Senza un adeguato sistema di pilotaggio i componenti del SEFFC risulterebbero pressoché inutili. L’importanza di un adeguato e, soprattutto in questo caso, differenziato azionamento/pilotaggio è cruciale anche perché rappresenta l’unico modo di tradurre in condizioni operative la filosofia di intervento del SEFFC, nelle varie sezioni di cui è composto. In ordine cronologico ecco le varie operazioni gestite dalla centrale di comando e controllo in seguito al verificarsi dell’incendio:

  1. Ricezione della segnalazione di incendio dallo SRAI
  2. Localizzazione l’incendio (identificazione del piano da allarmare)
  3. Apertura delle serrande di controllo fumo al piano interessato
  4. Chiusura di tutte le serrande degli altri piani
  5. Avviamento dei ventilatori
  6. Apertura degli afflussi dell’aria del piano interessato mentre gli altri afflussi si chiudono (se non sono già chiusi).

FIG3 Schermate del QCCAnche le logiche di interazione con il sistema sprinkler sono gestite dalla centrale di comando e controllo. In questi casi è necessario che il sistema EFFC si avvii solo dopo che lo sprinkler è già partito, questo per evitare che il SEFFC, abbassando la temperatura nel piano interessato dall’incendio, inibisca il sensore di calore da cui dipende la partenza dello sprinkler. Per raggiungere questo scopo lo sprinkler è stato dotato di un flussometro che dà il consenso al quadro di comando per far partire il SEFFC solo quando rileva che il flusso è diverso da zero. Un ulteriore livello di sicurezza prevede che se lo sprinkler non dà il consenso entro un certo tempo dopo la segnalazione di incendio (ad es. per un malfunzionamento del flussometro), il sistema faccia partire comunque il SEFFC contribuendo così in ogni caso alla mitigazione del danno.

È importante disporre di comandi configurabili e tracciabili anche per poter gestire le operazioni di manutenzione e la loro pianificazione/registrazione nel tempo. Dal momento che si tratta di un sistema interamente elettronico il quadro può anche provvedere all’esecuzione di test periodici automatici sui vari componenti e fornire il report di eventuali stati di guasto. Il controllo periodico verifica la corretta apertura e chiusura dei componenti, eventuali difformità negli assorbimenti di corrente dei motori attivati ma anche il corretto instradamento della logica di attivazione di tutto il sistema.

Scarica il file

  • Hidden