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L’evoluzione delle norme internazionali sui sistemi pressurizzati e sui filtri a prova di fumo

Abstract

Il sistema di pressurizzazione rappresenta una delle modalità per garantire ad un compartimento di essere “a prova di fumo”. Nel panorama delle norme tecniche volontarie è stato pubblicato recentemente lo standard UNI EN 12101-13 che tratta specificatamente i sistemi differenziali di pressurizzazione (EN 12101-13: 2022 – Smoke and heat control systems – Part 13: Pressure differential systems (PDS) – Design and calculation methods, installation, acceptance testing, routine testing and maintenance).

Nel presente articolo vengono presentate le principali novità della UNI EN 12101-13:2022 rispetto alle norme tecniche precedenti, sia relativamente all’impostazione di base che all’evoluzione dei concetti tecnici che nel frattempo è avvenuta in tutta Europa. L’analisi è accompagnata da una prima valutazione sulle possibili ricadute di tale norma sui metodi progettuali attualmente in uso in Italia, considerati anche alla luce del Codice di prevenzione incendi.

Tabella dei Contenuti

Introduzione

Una delle novità più attese in tema di sistemi differenziali di pressurizzazione (nel seguito indicati come PDS, Pressure Differential Systems) è rappresentata dalla norma EN 12101-13:2022, redatta dal gruppo europeo di lavoro CEN / TC191 SC1 / WG6, entrata in vigore lo scorso 7 luglio 2022. I motivi di questa attesa sono molteplici.

  1. Il primo è direttamente legato alla vetustà della norma precedente; infatti la norma EN 12101-6:2005, che viene così ad essere sostituita, era stata pubblicata nell’ormai lontano 2005; ciò significa che la sua redazione era iniziata diversi anni prima di tale data, e questo denuncia una sua anzianità congenita: era arrivato quindi il momento di mettere mano a un documento scritto circa vent’anni fa per ringiovanirlo nel linguaggio e, soprattutto, nei contenuti tecnici.
  2. Il secondo motivo riguarda lo spazio che dalla pubblicazione del Codice di prevenzione incendi, nelle sue diverse edizioni che si stanno susseguendo, la regolamentazione per la progettazione antincendi sta dedicando ai sistemi pressurizzati, dettagliandone sempre meglio per approfondimenti successivi i concetti e le applicazioni.
  3. Un terzo motivo potrebbe essere legato alla controversa questione della marcatura CE: la norma uscente (EN 12101-6:2005) era stata pubblicata come norma armonizzata sulla OJEU (Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea), affinché potesse restituire sul mercato europeo un “kit” di pressurizzazione che, attraverso le procedure previste dal Regolamento Prodotti da Costruzione, potesse essere accompagnato da una dichiarazione di prestazione e dalla marcatura CE ai sensi del CPR. La norma tecnica del 2005, invece, è stata formulata come strumento di progettazione di un sistema e non come norma tecnica di prodotto, non restituendo alcun kit di pressurizzazione “marcabile” CE CPR nel mercato europeo dei prodotti da costruzione.
  4. In ultimo, e non per importanza, l’aggiornamento dello strumento di progettazione di riferimento per i sistemi a differenza di pressione rappresentato dalla nuova norma EN 12101-13:2022 tende a migliorare le modalità di progettazione, installazione e manutenzione di tali sistemi di sicurezza, chiarendo alcuni aspetti tecnici e prestazionali.

Evoluzione normativa

Ciò che poteva essere considerato valido, in termini di approccio e di linguaggio, nella norma del 2005 si dimostra suscettibile di aggiornamento oggi, dopo che tante novità sono intervenute nell’ambito della tecnica dei sistemi pressurizzati (PDS).
La necessità di precisare meglio i termini e gli approcci è emersa innanzitutto nel gruppo di lavoro del CEN (il CEN / TC191 SC1 / WG 6), lo stesso che aveva curato la pubblicazione della EN 12101-6: 2005, il quale a partire dal 2010 circa ne aveva intrapreso un’opera di profonda rivisitazione.
Infatti già a partire dal titolo (Smoke and heat control systems. Part 6: Specification for pressure differential systems – Kits) la EN 12101-6 denunciava un approccio piuttosto datato. In particolare il riferimento ai “kit”, indicazione che accomunava le norme tecniche della precedente generazione, quando si pensava di poter esercitare il controllo dei fumi tramite un adeguato insieme di componenti per formare un “kit”, veniva inteso come il residuo storico di un’indicazione che nel frattempo era stata superata.
Il termine “kit”, infatti, aveva generato la falsa percezione che si trattasse di sistemi estremamente semplici, al punto che per realizzarli sarebbe bastato per l’appunto costruire un insieme di componenti (appunto un “kit”) e sistemarlo indifferentemente in un qualsiasi locale per trasformalo in un locale pressurizzato.
In realtà, ad una lettura attenta la norma EN 12101-6 si rivelavano una serie di elementi che andavano ben oltre l’impiego di semplici kit orientando la progettazione del sistema di pressurizzazione a garantire la prestazione di tenuta ai fumi richiesta in caso di incendio.
L’evoluzione dell’approccio più formalmente normativo è invece visibile soprattutto nel fatto che la nuova norma sui PDS è in realtà costituita da due norme, la EN 12101-6 (nuova edizione) e la EN 12101-13:2022, pensate e scritte per essere applicate congiuntamente. Ciascuna della due norme dà un contributo specifico alla problematica trattata: la parte 13 esplicitando i requisiti di un PDS (norma di “impianto”) in quanto sistema e la parte 6 definendo i requisiti dei componenti di tale sistema (norma di “prodotto”) [5] [6].

I sistemi pressurizzati nel Codice di Prevenzione Incendi

Con l’introduzione del Codice di prevenzione incendi (CoPI) nel 2015 si è resa esplicita l’importanza assunta dalla pressurizzazione nella gestione dei fumi e del calore, che, nella prevenzione incendi ordinaria, si limitava solo ad una semplice definizione nel nel DM 30/11/1983 [2] [9]. Questi approfondimenti da parte del Codice si sono poi consolidati nelle edizioni successive al 2015 [1].
Il capitolo S.3 del Codice introduce infatti i concetti di filtro a prova di fumo e, soprattutto, di compartimento a prova di fumo, e per entrambi indica per la prima volta un documento tecnico utilizzabile per la progettazione, installazione e manutenzione ovvero la norma UNI EN 12101-6:2005.

Come noto, il CoPI per conferire ad un compartimento la caratteristica di “a prova di fumo” mette a disposizione anche altre soluzioni tecniche oltre a quella della pressurizzazione. Per questa ultima modalità sono stati effettuati degli approfondimenti in letteratura evidenziando i vantaggi della pressurizzazione non dimenticando di sottolineare anche eventuali limiti di apllicazione. Si vedano a tal proposito i contributi di P. Cancelliere – F. Cosi, Antincendio Marzo 2022, F. Luraschi – D. Luraschi, Antincendio Febbraio 2019 e di P. Cancelliere – C. Ferrari – L. Nigro, Antincendio Giugno 2018 [7], [8], [9] e [10].

Rimane il fatto che la norma UNI EN 12101-6 (e quindi la pressurizzazione) è sempre stata l’unico riferimento organico ed efficace finora disponibile per la realizzazione dei PDS. Questo vale ovviamente anche per la EN 12101-13:2022, che ne rappresenta la continuità ideale e, come la precedente, non prende in considerazione soluzioni diverse dalla pressurizzazione.

Se poi si analizza il compartimento a prova di fumo così come viene presentato dal Codice, si trova cha la medesima norma UNI EN 12101-6 viene indicata non solo come soluzione generalmente accettata, come accadeva nel caso dei filtri, ma come soluzione conforme, al pari di altre soluzioni individuate nei locali adiacenti per conferire al compartimento la caratteristica a prova di fumo. Questa impostazione, innovativa e tecnicamente corretta, apre la strada a soluzioni progettuali che vedono sempre più coinvolte anche le strategie di controllo del fumo e del calore nei locali adiacenti al locale da proteggere.
A questo punto va fatta una osservazione relativa alla terminologia: nei documenti tecnici citati, messi a punto dal CEN, non si troverà mai l’espressione filtro a prova di fumo, bensì solo espressioni del tipo spazio pressurizzato, spazio protetto, vano scala protetto, e via dicendo. Il motivo è che tra il filtro prova di fumo e il compartimento non vi è in realtà alcuna differenza in termini di progettazione, installazione e manutenzione di un sistema a pressione differenziale. La differenza è sono un aspetto di prevenzione incendi legato alla definizione di filtro quale “compartimento antincendio nel quale la probabilità di avvio e sviluppo
dell’incendio sia resa trascurabile”.
In questo senso, il filtro a prova di fumo è considerato un caso particolare di compartimento a prova di fumo in sovrapressione, perché va progettato utilizzando esattamente le stesse regole di dimensionamento e si avvale della medesima dotazione componentistica.

Il panorama tecnico italiano

La progettazione dei sistemi di pressurizzazione al fine di poter conferire al compartimento la caratteristica di “a prova di fumo” rappresenta una sfida e, nel contempo, una opportunità per il progettista di prevenzione incendi, che non può limitarsi alla mera selezione di kit di ventilazione ma deve, nella progettazione, identificare la configurazione di tutti i componenti in relazione al compartimento che deve essere pressurizzato in condizioni di emergenza ed in ogni possibile condizione di funzionamento.

A questo proposito c’è da puntualizzare un aspetto tecnico spesso trascurato: se il locale in oggetto (filtro o compartimento che sia) è inserito in un percorso di esodo deve essere possibile aprire le porte senza che le prestazioni relative alla caratteristica “a prova di fumo” vengano meno. In generale i kit, come insieme di soffiatori/ventilatori, non sono idonei per questo scopo e che in ogni caso il problema non si può ridurre alla sola installazione del kit: occorre studiare anche il sistema di adduzione dell’aria e soprattutto la conformazione delle vie di sfiato per avere un sistema affidabile dal punto di vista della sicurezza in caso di incendio[11] [12].
Il Codice richiede per la prestazione del sistema di sovrappressione che siano garantiti non meno di 30 Pa, naturalmente quando le porte si aprono, eguagliandosi le pressioni degli ambienti messi in comunicazione dal varco aperto, al fine di garantire la prestazione di tenuta ai fumi sarà necessario garantire un “contro-flusso” d’aria dal filtro o compartimento a prova di fumo verso il locale adiacente. Questa indicazione tecnica viene confermata già nella norma tecnica precedente (EN 12101-6:2005) richiedendo, in caso di apertura di una o più porte, la generazione del contro-flusso d’aria. La nuova norma tecnica 12101-13:2022 rimarca questo approccio e prevede che la caratteristica “a prova di fumo” venga garantita “a porte chiuse” da una opportuna sovrappressione mentre, a porte aperte, da un adeguato contro-flusso.

Principali novità

Dopo la disamina degli aspetti regolamentari e tecnici, nel proseguo ci si propone di analizzare l’impostazione della nuova EN 12101-13:2022 evidenziando gli elementi di novità introdotti.
Si premette che le regole base e il modello dinamico utilizzato nella nuova norma sono, per forza di cose, i medesimi della norma precedente. La nuova norma si caratterizza per un linguaggio generalmente più chiaro e per la maggiore attenzione a tutto ciò che fa parte del contorno costruttivo di un progetto, ma non ha intaccato le regole di calcolo; semmai la ha rese più leggibili e meglio applicabili in un lavoro di revisione generale che ne ha mutato radicalmente l’articolazione della specifica tecnica senza intaccarne la sostanza.
Allo stesso modo, non sono cambiati il campo di applicazione e gli obiettivi della norma, cioè la protezione del vano scale inteso come spazio da proteggere prima di ogni altra considerazione, in quanto destinato ad offrire una via di fuga a tutti gli occupanti dell’edificio. La Figura 1 raffigura l’ambito di applicazione tipico della norma EN 12101-13:2022: il vano scala.

Schema PDS vano scala
Figura 1: Ambito di applicazione tipico dei PDS secondo la EN 12101-13:2022 - il vano scala.
Classi di sistemi

Una delle prima differenza che salta all’occhio riguarda la classificazione delle diverse tipologie di PDS. Nella vecchia EN 12101-6 queste tipologie (denominate classi di sistemi e riportate in Tabella 1) erano in totale sei e dipendevano in maniera preponderante dalla tipologia di attività, dalle caratteristiche degli occupanti, dai tempi di intervento delle squadre di soccorso, in una parola dalla gestione della sicurezza antincendio e dalla modalità dell’esodo. I progettisti di sistemi pressurizzati venivano chiamati a farsi carico della progettazione dell’esodo e della gestione della sicurezza antincendio, o, in ogni caso ad interfacciarsi con il progettista antincendio dell’attività al fine di determinare la classe del sistema. Purtroppo non sempre questa competenza o collaborazione è stata attuata, generando una certa confusione riguardo alla linea di demarcazione tra diverse competenze, con classi di sistema scelte impropriamente, sulla base del sistema meno impattante a realizzarsi, tralasciando le connesse, e necessarie, considerazioni sulla gestione della sicurezza antincendio ove tale sistema veniva inserito.
L’individuazione della corretta classe di sistema richiede, pertanto, un dialogo tra il progettista del PDS e il progettista della sicurezza antincendio dell’attività. Dialogo che spesso non è agevole in quanto la scelta della classe di sistema va fatta prima di ogni altra considerazione, ad uno stadio di sviluppo del progetto in cui le problematiche inerenti la sicurezza non sono state ancora individuate oppure dipendono dalle diverse attività che si intende installare all’interno dell’edificio, cosa che spesso viene definita in momenti successivi. Questo spesso ha generato impaccio nei progettisti e a volte rimpalli di responsabilità tra le figure coinvolte.
Nella norma 12101-13: 2022, pur mantenendo il principio della progettazione antincendi con approccio olistico, al fine di agevolare “il dialogo” fra il progettista del PDS ed il progettista antincendio dell’attività le classi sono state razionalizzate e ridotte solo a 2 tipologie, riportate nella Figura 2. La Tabella 2 riporta invece i requisiti richiesti al PDS in funzione della classe selezionata, si evidenzia come la differenzia in termini di requisiti è relativa solo al contro-flusso da garantire nel funzionamento a porte aperte, superiore ad 1 m/s per la Classe 1 e maggiore dei 2 m/s per la Classe 2.
La Classe 1, in accordo a quanto riportato in Figura 2, potrà essere selezionata solo per attività dotate dei seguenti requisiti:

  • di impianto sprinkler con testine a risposta veloce (quick response sprinkler);
  • negli edifici residenziali più alti di 30 metri o anche più bassi se il PDS è richiesto dalla Autorità che ha giurisdizione (in Italia i Vigili del Fuoco);
  • negli edifici residenziali se sono presenti almeno due locali senza carico di incendio ( ad esempio locali filtro ai sensi del CoPI) tra lo spazio protetto e l’area a rischio d’incendio e sono presenti porte a chiusura automatica.

In ultimo, un PDS di classe 1 deve essere sempre “approvato” dall’autorità che ha giurisdizione e, quindi, dai Vigili del Fuoco nell’ambito dei procedimenti di prevenzione incendi per le attività soggette. La classe 2, molto più “demanding” per i requisiti del contro-flusso, può essere selezionata ove la classe 1 non è richiesta oppure imposta dai vigili del fuoco sempre nell’ambito dei procedimenti di prevenzione incendi.

Tabella 1: Classi di sistemi pressurizzati secondo la EN 12101-6: 2005
Tabella 1: Classi di sistemi pressurizzati secondo la EN 12101-6: 2005
Tabella 2: Classi di sistemi pressurizzati secondo la EN 12101-13:2022 (Desgin Requirement of a PDS).
Tabella 2: Classi di sistemi pressurizzati secondo la EN 12101-13:2022 (Desgin Requirement of a PDS).
Il requisito di sovrappressione

La norma EN 12101-6: 2005 richiedeva una sovrappressione minima di 50 Pa in tutte e sei le classi di sistema previste. Questo requisito è coerente con il quadro normativo italiano, stante che nel Codice è richiesta una sovrappressione minima di 30 Pa.
In realtà in alcuni casi però si poteva presentare il problema dell’apertura delle porte: 50 Pa sono sicuramente una misura di maggiore garanzia in termini di sicurezza, ma richiedono in generale forze di apertura delle porte più elevate, che in alcuni casi potrebbero condurre il sistema fuori specifica. Ricordiamo infatti che il requisito della forza di apertura ha il limite a 100 N in entrambe le norme.
Ora il fatto che la EN 12101-13:2022 abbia abbassato la sovrappressione minima a 30 Pa risulterà di maggiore aiuto in tutti quei casi in cui le caratteristiche dei sistemi di apertura portano il PDS a lavorare pericolosamente vicino al limite di applicabilità della forza di apertura. Inoltre, la prestazione regolamentare del Codice risulta essere allineata con la norma tecnica, presunzione di regola dell’arte, dei PDS.

Il requisito di controflusso

Altro requisito che è stato modificato, seppur leggermente, è quello del contro-flusso d’aria che deve essere realizzato quando una porta di entrata nel vano scala viene aperta dagli occupanti in fuga. Questo parametro, che era stato stabilito nell’intervallo 0.75÷2.00 m/s dalla precedente norma, viene ora modificato in 1.00÷2.00 m/s ed è direttamente collegato alla classe del sistema. Come già rimarcato, questo parametro è l’unico che distingue le due classi di sistema nella Tabella 2.
Da notare anche che questa modifica della velocità di contro-flusso ha contribuito, insieme ad alcune modifiche di minor conto sulle condizioni operative presenti nella nuova norma, ad innalzare di un 10÷15 %, a parità di altre condizioni, la portata massima di progetto calcolata per il funzionamento a porte aperte.
A sua volta questo aumento di portata ha reso non più necessaria la pressione residua di 10 Pa nello spazio protetto, come discusso più avanti.

Tempi di risposta

Una novità in senso assoluto è rappresentata dall’introduzione nella tabella dei requisiti dei tempi di attivazione e di risposta. I tempi di allerta e di attivazione sono stati definiti rispettivamente in 60 s e 120 s, allineandosi in tal modo a quanto previsto da quasi tutte le norme europee sul controllo dei fumi.

Figura 3: Tempi di risposta di un PDS – definizione del tempo dei periodi di funzionamento
Figura 3: Tempi di risposta di un PDS – definizione del tempo dei periodi di funzionamento

La Figura 3 riporta una rappresentazione dei tempi tipici degli stati di funzionamento su un’unica timeline, evidenziando i tempi che ricadono sotto la responsabilità del progetto del PDS.
Un’osservazione di carattere generale riguarda il fatto che, mentre i tempi di allerta e di attivazione rispecchiano standard ormai ampiamente condivisi, il tempi di apertura e chiusura delle porte richiedono tempi di reazione piuttosto veloci da parte dell’elettronica del PDS. Di conseguenza ogni progettista dovrà selezionare i componenti di comando in modo coerente con i requisiti temporali riportati in Figura 3.

Appendice di calcolo

Anche in questa nuova norma la prima appendice (Appendice A) è dedicata alle relazioni algebriche da utilizzare per dimensionare correttamente la portata e le altre grandezze tipiche del PDS.
Come nel caso della norma precedente si tratta di un’appendice informativa, quindi il suo contenuto è consigliato e non riveste alcun carattere di obbligatorietà. Il progettista può quindi ricorrere, se lo desidera, ad altri criteri calcolo, purché dimostri di rispettare i requisiti obbligatori stabiliti nella Tabella 2 in funzione della classe selezionata. Va da sé che il progettista dovrebbe avere ben validi motivi per rinunciare ad applicare regole di calcolo già comodamente disponibili e rivolgersi ad altre fonti.
Rispetto alla norma precedente, anche l’appendice A è stata completamente rivista, sono riportate regole di calcolo molto più chiare, esplicite e coerenti. Tra l’altro sono ora esposte anche in maniera sequenziale, molto comoda per esempio per chi volesse ricavarne un foglio di calcolo.

Argomentazioni teoriche

La precedente norma dedicava uno spazio piuttosto consistente, nei paragrafi introduttivi, per ripercorrere l’impianto teorico che è alla base di un PDS e di un sistema di controllo del fumo in generale.
Nella nuova norma lo spazio dedicato agli inquadramenti concettuali è molto più ridotto e comunque è rivolto agli aspetti preliminari e generali di progettazione specifica dei PDS. Questa scelta è comprensibile in un panorama generale che nel frattempo si è evoluto, mettendo a conoscenza di una vasta platea le informazioni teoriche di base, che a questo punto non è più necessario ribadire.

Campo di applicazione

Il campo di applicazione dichiarato in entrambe le norme è il medesimo: i percorsi di esodo nelle loro svariate conformazioni (vani scala in primis, ma anche lobbies, corridoi, vie di accesso della squadre di soccorso, etc). Ma mentre la vecchia norma non fa distinzione tra diverse tipologie di edifici, nella nuova si distingue tra “edifici alti fino a 60 metri” ed edifici più alti.
Questo non esclude la possibilità di progettare PDS anche in edifici di altezza superiore ai 60 metri, mantenendo gli stessi requisiti ma utilizzando metodi di calcolo e di verifica addizionali. Una linea guida abbastanza dettagliata per edifici oltre i 60 metri è reperibile nell’Appendice D.

De-pressurizzazione

Nella precedente norma, accanto alla pressurizzazione, anche la tecnica della de-pressurizzazione era considerata utile a fornire prestazioni equivalenti in termini di protezione delle vie di esodo, come indicato nel capitolo 9 della 12101-6:2005. Le considerazioni a riguardo erano basate sul fatto che l’elemento primario di protezione contro la propagazione del fumo è il gradiente di pressione che, essendo una grandezza algebrica, può venire creato non solo pressurizzando i locali da proteggere ma anche depressurizzando i locali adiacenti. Tra l’altro è reperibile una qualche traccia di questa impostazione anche nella normativa tecnica italiana sui sistemi di controllo fumo e calore. Infatti nell’introduzione all’edizione 2017 della UNI 9494 troviamo: “Il controllo di fumo e calore può essere ottenuto con sistemi (…) che siano in grado di provvedere: (…) alla creazione, nella zona dell’incendio, di una pressione inferiore a quella di uno spazio protetto (sistemi a differenza di pressione).”, il che lascia aperta la possibilità di utilizzare indifferentemente sia la pressurizzazione che la de-pressurizzazione.
Nella nuova norma invece il capitolo sulla de-pressurizzazione è stato eliminato. Non perché non sia ritenuto valido, bensì a causa di maggiori approfondimenti richiesti dalla Gran Bretagna, che ha in atto al suo interno uno sviluppo normativo che possa tener conto delle implicazioni della de-pressurizzazione sui sistemi meccanici di controllo del fumo. Per questi motivi si è deciso di sospendere cautelativamente, nella EN 12101-13:2022, la trattazione dei sistemi de-pressurizzati, in attesa di sviluppi più definitivi. Effettivamente questo è un tema aperto anche per regolamentazione nazionale; ad esempio nel Codice troviamo, tra le altre, la definizione di compartimento a prova di fumo come un compartimento dove “b. i compartimenti comunicanti da cui si intende garantire la protezione dall’ingresso del fumo sono dotati di SEFC che mantengono i fumi al di sopra dei varchi di comunicazione” (Allegato I al CPI, edizione 7/7/2022, cap. S.3.5.3). Questo tema, per ora appena accennato, è molto promettente per possibili sviluppi futuri, ancora tutti da studiare e approfondire.

Test di accettazione

Alle prove di accettazione è stato dedicato grande spazio nella nuova EN 12101-13:2022, a perfezionamento di una trattazione un po’ troppo generalista presente nella norma precedente.
All’attività di test e verifica delle prestazioni sono dedicati i capitoli:

  • 8 – Test and measuring,
  • 9 – Additional considerations for design and testing,
  • 10 – Documentation,
  • 11 – Testing and Maintenance, design changes, faults, routine testing and operation.

Il livello di dettaglio è questa volta notevole, al punto che si potrebbe quasi parlare di una norma nella norma. Vengono forniti dettagli anche di tipo molto operativo, a titolo di esempio:
Definizione e individuazione delle condizioni, anche climatiche, preliminari all’attività di test;

  • Qualificazione degli strumenti di misura;
  • Disponibilità minima di informazioni sulla conformazione del sistema;
  • Responsabilità delle parti in causa, incluse le autorità;
  • Procedure dettagliate di test in funzione della tipologia di PDS;
  • Valutazione delle condizioni di misura che potrebbero avere influenza sui risultati;
  • Documentazione da produrre;
  • Interazioni con altri sistemi di protezione attiva a contorno;
  • Gestione delle anomalie rilevate;
  • Registrazione delle misure;
  • Test di routine (sistematici ripetuti nel tempo);
  • Manutenzione.

Il principio generale dal quale discendono tutte le applicazioni sopra elencate è quello della verifica dei requisiti prestazionali dichiarati nel progetto. In questo senso la Tabella 2 è da considerarsi il riferimento obbligato; a tutti gli effetti è proprio la Tabella 2 che dà consistenza a tutto il testo normativo.
Vi è poi una serie di appendici di tipo informativo pensate per dare concretezza o esemplificazione agli aspetti sopra citati, ovvero:

  • Annex F – Documentation and responsibilities in the process;
  • Annex G – PDS concept report (example);
  • Annex H – PDS test report (example);
  • Annex I – Risk assessment. List of potential disturbances;
  • Annex J – Practical suggestions for successful commissioning.
Argomenti correlati

Sono poi presenti, ad utile complemento, alcune appendici che trattano argomenti che, pur non facendo parte dello scopo normativo dichiarato, dovrebbero essere fatti oggetto di attenta valutazione da parte del progettista nel caso si rivelassero rilevanti per il progetto:

  • Annex C – Further information on wind and temperature effects;
  • Annex D – Guidance for PDS design for buildings taller than 60 m;
  • Annex K – Labelling.

Altre modifiche

Sono disseminate nel nuovo testo tutta una serie di modifiche di ulteriore dettaglio, a riprova del fatto che la norma EN 12101-13:2022 non è una semplice riedizione della EN 12101-6: 2005, ma rappresenta un documento completamente nuovo, pur nella continuità dei fondamenti teorici.
Accenniamo brevemente nel seguito ad alcune di queste modifiche ulteriori, elencando quelle che a nostro parere possono essere considerate le più rilevanti.

  • Sono state specificate meglio le modalità dei realizzazione dell’air release, distinguendo tra due casistiche possibili: passive air release e active air release (paragrafi 5.5.2.3, 5.6.7.4 e C.5). La discussione più dettagliata di quest’ultima modalità offre anche un’opportunità di sviluppo nel tema della possibile combinazione di sistemi pressurizzati con sistemi più generali di controllo del fumo.
  • È ora presente un intero paragrafo (paragrafo 7.5 – Description of components and their requirements) dedicato unicamente alla definizione dei requisiti di tutti i componenti, considerati singolarmente. È un lavoro particolarmente utile in quanto permette di ritrovare in un’unica sezione indicazioni e requisiti che prima si potevano reperire solo disseminati nel testo. La discussione è preceduta da due schemi generali molto utili per il riconoscimento dei componenti, che sono identificati da acronimi.
  • Sono comparse alcune semplificazioni da applicare al caso delle porte a doppio battente, per le quali i calcoli di progetto e le verifiche prestazionali ora si limitano a considerare aperto solo il battente di superficie maggiore (paragrafo 5.6.5).
  • In alcune delle classi di sistema presenti nella vecchia norma (classi C, D ed E) veniva richiesta una sovrappressione di 10 Pa in alcune modalità di funzionamento. Questa sovrappressione “residua” aveva la funzione di impedire la propagazione del fumo nel vano scala (spazio protetto) con la porta di uscita finale aperta e la porte di ingresso nel vano scala tutte chiuse. Ora questo requisito è stato rimosso. La motivazione è indicata nella norma stessa, in una nota all’introduzione: “Dall’esperienza acquisita con l’applicazione della EN 12101-6, questo documento ora prescrive semplicemente due classi di sistemi specificamente descritti unicamente in termini del differenziale di pressione a porte chiuse e della velocità a porte aperte. Conseguentemente i 10 Pa precedentemente richiesti in alcuni scenari sono stati ritirati”.
  • Viene introdotto il flushing (flussaggio), inteso come misura supplementare per smaltire rapidamente il fumo che accidentalmente potrebbe essere penetrato nello spazio protetto. Questa misura, quantificata nella portata minima di 7 500 m3/h, è comunque lasciata alla valutazione del progettista, qualora non prevista da requisiti nazionali. Nell’appendice di calcolo (Annex A) l’ipotesi del flushing è inclusa nelle relazioni algebriche da utilizzare e può essere usata per determinare la portata massima di progetto. Si vedano in proposito i paragrafi A. 2, A.4.7 e A.4.8.
  • Nella precedente norma il requisito di contro-flusso poteva essere sostituito da un definito tasso di ricambio orario in un caso particolare (paragrafo 4.7.2.4, sistemi di classe F). Ora questa alternativa non è più prevista: come già discusso, tutte le prestazioni qualificanti per il sistema sono ora raggruppate nella Tabella 2, che resta l’unico riferimento anche per la verifica delle prestazioni del sistema.

Conclusioni

La nuova norma EN 12101-13:2022 proviene da un lavoro di revisione approfondita della precedente EN 12101-6, che ne ha mutato drasticamente l’aspetto, rendendola più lineare ed applicabile, pur senza mutare nulla a livello di principi tecnici.
Il livello di dettaglio della nuova norma potrebbe a prima vista disorientare gli addetti al settore, tuttavia esso rappresenta lo stato dell’arte raggiunto in Europa e rappresenta un valido ausilio ai progettisti antincendio per la definizione dei requisiti e delle prestazioni dei sistemi a pressione differenziale quali componenti fondamentali della sicurezza antincendio.
Con questa norma si prosegue sulla strada della responsabilizzazione delle figure in gioco, in un approccio che se da una parte richiede una presa di consapevolezza, dall’altra alza la posta in gioco consentendo alla sicurezza antincendio un salto di qualità sempre orientato a garantire le prestazioni richieste.

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